martedì 14 ottobre 2014

Cosmogonie sonore in Locanda


Quando mi interrogo sul senso della vita (cioè spessissimo, specialmente quando sarebbe il caso di passare la scopa in cucina e quando per eliminare i pidocchi dovrei mettermi a lavare  tutto a 90 gradi) mi ritrovo a retrocedere all'indietro nel tempo cercando risposte nel grado di intensità e apertura verso il mondo che avevo a 10 anni, nell'esperienza intrauterine e ancora più in indietro quando qualche goccia di quella che ora chiamerei a casaccio la "mia anima" assisteva partecipe all'evoluzione della specie e alla creazione del cosmo.
Appoggiandomi qua e là su miti e leggende raccattate in giro e aggiungendo qualche volo visionario e scivolone pindarico, mi capita spesso di interrogarmi sulla cosmogonia, ossia sull'origine dell'universo. Ecco perchè quando Elisa mi ha parlato di cosmogonie sonore spiegandomi che si trattava di ricercare e  sperimentare in un cerchio ristretto i suoni che esprimono le vibrazioni di cui è composto il creato, io ho detto sì.
secondo incontro di cosmogonie a Sagliano
L'ho proposto a scatola chiusa agli amici in zona non volendomi prendere la responsabilità di escludere a priori quelli che sapevo avrebbero alzato uno scettico sopracciglio rispetto a una proposta assolutamente vaga e con un classico retrogusto fricchettone charesco.

Nel solito spazio di confine tra curiosità e casualità, all fine ci siamo trovati in un bel po' la sera nel salone della Locanda. Il portatore della stravangante proposta non è decisamente il classico guru newage nè il giovincello alternativo al mondo con la barba incolta e il golf bucato, ma uno studioso con tanto di strumentazione futuristicaper rilevare le vibrazioni.
Si presenta stendendo dinnanzi ai nostri occhi sbigottiti uno schema intricato in cui ai punti cardinali sono associate note, strumenti, animali, figure geometriche e frammenti di rosario e che mi muove un moto di interesse impellente e morboso mentre cerco di sovrappore a questo nuovo lenzuolo di conoscenze i fazzoletti su cui ho appuntato i cinque movimenti della medicina cinese, non completamente interscambiabili con quelli ayurvedici, sommati ai quattro elementi previsti dall'antroposofia che a loro volta si intrecciano con la tripartizione dell'essere umano e del cosmo.
Lo scopo dell'incontro non è quello di produrre qualcosa di artisticamente gradevole (grazie al cielo, così posso lasciare fuori dalla porta i complessi legati al fatto di vivere in un paese dove confluiscono eccezionali complessi musicali, nonchè il mio complesso rapporto con la chitarra e la voce che si sviluppa naturalment quando si convive con una persona dotata di un talento musicale innato e coltivato) anche se quando si va alla ricerca della brillantezza, lasciando perdere ogni virtuosismo, si rischia  di approdare a una bellezza che si incontra spesso proprio perchè non la si stava cercando.
Il lavoro proposto è sempre diverso a seconda dell'ora del giorno nel quale ci si incontra, per cui ognuno viene posizionato nella stanza in base ai punti cardinali e allo schema sopramenzionato. Con il ritmo con cui ruota il sole nella stanza illuminando ora l'arpa, ora il tamburo, ora la pentola piena d'acqua, ognuno slitta in senso orario.

Primo incontro: per cominciare ci viene chiesto di sentire come stiamo in questo momento, rievocando emozioni pensieri e avvenimenti che fanno parte dei noi in questo momento (olè! per una volta non devo fare come alle lezioni di yoga che mi viene chiesto di lasciare fuori pensieri, preoccupazioni ed emozioni che sul momento mi sembra siano tutto ciò che sono e che depongo con molta poca convinzione e risultati pessimi come quando cerchi di mettere nella culla il tuo bambino convinta che si sveglierà e piangerà). Si cerca poi di tradurre questa sensazione in un suono, quindi si immagina di produrre questo suono con uno strumento. Si pensi di suonare uno strumento o di emettere un suono ma non lo si faccia.
AAHHH!! Rivelazione mistica! Non mi era mai capitato di pensare di fare una cosa e non farla. Oh, come sarebbe, sarebbe stata e potrebbe essere la mia vita se provassi a fare così un po' più spesso??
Non sto a raccontarvi altro, anche perchè raccontato non rende. Vi basti sapere che il percorso continua e che in parallelo la ricerca viene portata avanti in diversi luoghi di Italia.
Io vedo nelle cosmogonie sonore proposte da Fabio Brigidi una serie di ricadute pratiche sulla scoperta di nuovi strumenti per giungere a una maggiore consapevolezza su di sè e sul mondo, da ricercare nella dimensione del cerchio dove i saperi confluiscono e circolano illuminando ogni ora una persona diversa; utilizzando non solo il solito emisfero sinistro, razionale e verbale, ma anche l'altro, grazie al suono che fa da ponte tra la parola di senso compiuto e il verso, espressione dell'anima. Coniugando la ricerca musicale e artistica con la ricerca spirituale, nel terreno fertile che si crea dove viene coltivato il piacere fisico del suono che libera e quello intellettuale delle connessioni tra note colori e culture.
Il tutto impastato con un sano desiderio di divertirsi e di stare bene insieme, che è poi il carburante a buon mercato che usiamo abitualmente in Locanda.
Del resto perchè affannarsi tanto sulla terra, se non per essere più consapevoli di dove siamo e come possiamo stare meglio noi stando meglio con gli altri e viceversa? Il tutto con un unico banale ed eccelso scopo: quello di stare bene.



















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